Il pH del suolo misura il grado di acidità o alcalinità della soluzione circolante ed è espresso su una scala che va da 0 a 14. Valori di pH al di sotto di 7 (pH neutro), indicano acidità, mentre valori superiori a 7 indicano alcalinità. I suoli alcalini possono avere origine naturale, ma possono anche derivare da un eccesso di calce o dall’impiego di acque irrigue con pH elevato, soprattutto in aree aride.
Gestire correttamente terreni con pH alto è fondamentale per coltivare mais sano e produttivo: il pH del suolo influenza infatti numerose reazioni fisiche, chimiche e biologiche, determinanti per la crescita, lo sviluppo e la resa della coltura.
Le piante necessitano di 16 elementi essenziali per crescere e svilupparsi. Sette di questi sono definiti micronutrienti, poiché richiesti in quantità molto ridotte. Nel caso del mais, l’assorbimento annuo è spesso inferiore a circa 1,1 kg/ha (Tabella 1). Il cloro, ad esempio, è fornito soprattutto da fenomeni atmosferici e processi fisici naturali. Tuttavia, il pH del suolo può limitare fortemente la disponibilità dei micronutrienti, ostacolando lo sviluppo della coltura. In generale, tutti i micronutrienti — ad eccezione del molibdeno — diventano meno disponibili quando il pH supera 7,5 (Figura 1). Terreni con un pH più elevato presentano una ridotta solubilità di molti nutrienti, che precipitano sotto forma di composti solidi non assimilabili dalla pianta. Il ferro, che è un micronutriente essenziale e spesso limitante per la crescita delle piante, è molto solubile a pH basso, ma sopra 7,5 la sua disponibilità cala drasticamente, creando carenze che compromettono la crescita del mais. Questo fenomeno è tipico dei suoli calcarei, caratterizzati da un eccesso di carbonato di calcio e valori di pH superiori a 7.
| Micronutrienti | Assorbimento per produrre 125 Q.li/ha di mais (kg/ha) |
|---|---|
| ferro | 2,7 |
| manganese | 0,4 |
| zinco | 0,4 |
| boro | 0,2 |
| rame | 0,1 |
| molibdeno | 0,01 |
Tabella 1. Stime dell’assorbimento di micronutrienti da parte del mais. (Adattato da: Role of Micronutrients in Efficient Crop Production, D.B. Mengel, Purdue University AY-239.)
| Figura 1. Disponibilità relativa dei nutrienti vegetali in funzione del pH del suolo (adattato da Truog, 1946) |
Le carenze di micronutrienti non si manifestano in modo uniforme nei campi, poiché dipendono dalla gestione agronomica e dalla variabilità naturale dei suoli. I sintomi visivi compaiono spesso quando è ormai tardi per un intervento efficace. Per questo motivo, le analisi del suolo per il pH sono strumenti indispensabili per monitorare e diagnosticare tempestivamente i problemi. L’applicazione mirata di fertilizzanti o di biostimolanti a base di micronutrienti può essere limitata alle aree carenti, riducendo il rischio di eccessi che potrebbero danneggiare la coltura (Wortmann et al., 2013).
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| Figura 2. Piante di mais con foglie striate di giallo per carenza di micronutrienti accanto a piante sane. |
Nei terreni ad alto pH, l’assorbimento del ferro da parte del mais può essere compromesso, causando clorosi ferrica. È un problema diffuso nei suoli calcarei. La clorosi è frequente anche in campi con scarso drenaggio, elevata presenza di sodio o salinità eccessiva. Il ferro disponibile nel suolo è considerato molto basso quando scende sotto 2,5 ppm. I sintomi tipici sono striature tra le venature sulle foglie giovani, che assumono colorazioni bianche, gialle o verde pallido. I suoli predisposti a questo problema tendono a flocculare e a compattarsi facilmente. Quindi, migliorare l’aerazione del terreno rompendo le croste può favorire lo sviluppo iniziale delle piante. Le applicazioni di fertilizzanti organici aiutano a incrementare la disponibilità di ferro, mentre la mappatura delle aree carenti consente di eseguire interventi mirati con fertilizzanti a base di ferro, come il solfato ferroso (55–110 kg/ha; Wortmann et al., 2013). Anche trattamenti fogliari si sono rivelati efficaci, soprattutto su ibridi relativamente tolleranti alla clorosi ferrica.
Il mais è una coltura particolarmente sensibile allo zinco. Con molta probabilità, fertilizzazioni specifiche con zinco produrranno una risposta produttiva positiva in caso di suoli con carenze di questo elemento o in caso di:
Livelli di zinco pari a 0,8 ppm sono considerati adeguati, mentre con valori inferiori a 0,4 ppm è fortemente consigliata una fertilizzazione mirata. I sintomi iniziali compaiono sulle foglie giovani con striature internervali che si estendono dalla base alla punta. Ai lati della nervatura centrale si formano bande bianche o gialle, mentre i margini e le punte restano verdi (Figura 3).
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| Figura 3. Foglie di mais con carenza di zinco: bande centrali gialle o bianche circondate da tessuti verdi. |
Il mais è un ottimo indicatore della disponibilità di zinco nel suolo: se non mostra sintomi, è improbabile che altre colture abbiano necessità di questo elemento. I fertilizzanti a base di zinco possono essere di tipo inorganico, chelato sintetico, naturale, solubile o insolubile. La scelta dipende da solubilità, costo, praticità di applicazione ed effetti residui. Nei suoli ad alto pH sono consigliate fonti solubili.
Il fosforo è un macronutriente fondamentale, coinvolto nella struttura delle piante, nelle reazioni biochimiche e nella fotosintesi. Nei suoli calcarei la sua disponibilità si riduce, perché tende a reagire con il calcio formando fosfati insolubili. A valori di pH compresi tra 7,2 e 8,5, il fosforo diventa scarsamente assimilabile. La carenza si manifesta con una colorazione rosso-violacea delle foglie e dei fusti, che porta a piante stentate nelle fasi iniziali (Figura 4). Tuttavia, tale colorazione non è sempre segno di carenza: solo un’analisi del suolo può confermare i livelli di fosforo. In terreni con meno di 15 ppm è raccomandata la fertilizzazione (Shaver, 2014).
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| Figura 4. Piantina di mais con colorazione violacea dovuta a carenza di fosforo. |
Le principali fonti di fosforo includono fosfato roccioso, fosfato solubile in acqua, fertilizzanti granulari e polifosfato liquido, quest’ultimo utile anche per aumentare la disponibilità di altri micronutrienti. La scelta dipende da costo, contenuto nutrizionale e disponibilità di umidità per sciogliere i fertilizzanti secchi. Un’abbondante fonte organica di fosforo è rappresentata dai residui colturali che si degradano nel terreno in autunno. Anche i reflui sono un’eccellente fonte di fosforo, anche se il loro contenuto nutritivo deve essere sempre analizzato vista la grande eterogeneità tra le diverse tipologie di refluo.
Tecniche come l’applicazione a bande possono migliorare l’efficienza del fosforo.
Ecco alcune raccomandazioni pratiche per coltivare mais in suoli alcalini:
Per gestire al meglio il mais in terreni ad alto pH si raccomanda:
Un approccio pianificato alla gestione dei terreni alcalini è la scelta di ibridi di mais adeguati. Si consiglia di: