Agronomia

Nematodi del pomodoro: danni, condizioni favorevoli e gestione

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Cosa sono i nematodi

I nematodi sono microrganismi vermiformi, presenti in quasi tutti gli ambienti terrestri e acquatici.

In base alla loro attività trofica, i nematodi di interesse si possono distinguere in:

  • nematodi fitoparassiti, che si nutrono di tessuti vegetali vivi grazie a uno stiletto boccale con cui perforano le cellule delle piante ospiti. A seconda della specie e della coltura parassitizzata, i principali nematodi fitoparassiti si distinguono in galligeni o cisticoli.
  • nematodi utili, che si nutrono di batteri, funghi, protozoi e talvolta di altri nematodi, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio biologico del suolo.

Differenza tra coltura protetta e pieno campo

Le Solanacee (pomodoro, peperone, melanzana, patata) e le Cucurbitacee (cetriolo, zucca, zucchino, anguria, melone) sono tra le colture più suscettibili ai danni causati dai nematodi.

Nel pomodoro, così come in altre colture orticole, i nematodi fitoparassiti risultano generalmente più dannosi in coltura protetta, dove possono causare gravi compromissioni allo sviluppo delle piante. Infatti, sia la continuità colturale sia le condizioni ambientali controllate favoriscono lo sviluppo e l’accumulo delle popolazioni nematiche.
In pieno campo, invece, l’impatto risulta normalmente più contenuto grazie all’adozione di rotazioni colturali e alla maggiore variabilità delle condizioni climatiche.

 

Condizioni che favoriscono lo sviluppo dei nematodi del pomodoro

 

La temperatura del terreno

Nelle serre, le condizioni climatiche controllate favoriscono la proliferazione dei nematodi fitoparassiti. Viceversa, in pieno campo essi risultano più esposti alle basse temperature invernali, che influiscono negativamente sulla loro attività biologica.

Il fattore temperatura, tuttavia, non deve essere sottovalutato nemmeno in pieno campo. L’aumento delle temperature, legato al riscaldamento globale, può infatti favorire lo sviluppo dei nematodi, accelerandone i cicli biologici e ampliando le finestre temporali favorevoli alla loro attività.
In specifiche condizioni pedologiche, in particolare nei suoli sabbiosi o a tessitura sciolta, i danni possono assumere un’elevata rilevanza economica anche in pieno campo.

 

Rotazioni limitate e monocoltura

Un ulteriore fattore di rischio, particolarmente rilevante in ambiente protetto, è legato alla gestione colturale. Rotazioni limitate con altre colture orticole suscettibili ai nematodi, oppure la monocoltura, determinano un progressivo incremento della carica nematica nel suolo.

Suoli poveri di sostanza organica e caratterizzati da equilibri biologici compromessi rappresentano ambienti particolarmente favorevoli alla proliferazione dei nematodi dannosi alle piante e di altri fitoparassiti.

 

I principali nematodi fitoparassiti del pomodoro

Tra i principali organismi dannosi per il pomodoro, i nematodi del genere Meloidogyne rappresentano il gruppo di maggiore rilevanza. Meloidogyne incognita è una delle specie più ubiquitarie e polifaghe, con oltre 700 piante ospiti, molte delle quali di interesse agrario.

Il ciclo biologico di M. incognita si svolge senza interruzioni in condizioni di temperatura media comprese tra 18 °C e 30 °C. Nel pomodoro, una generazione può completarsi in circa 60 giorni a 20 °C. Durante i mesi invernali, le uova possono entrare in uno stato di quiescenza, garantendo la sopravvivenza della specie nel suolo.

I nematodi galliggeni del genere Meloidogyne attaccano l’apparato radicale, compromettendone la funzionalità. Quando il danno diventa visibile anche a livello epigeo, significa che l’apparato radicale è già gravemente compromesso. Le piante così indebolite risultano inoltre più vulnerabili sia alle infezioni secondarie sia agli stress abiotici.

Il danno da nematodi nel pomodoro può essere osservato durante l’intero arco della stagione colturale, ma la fase in cui la coltura risulta più sensibile è quella del post‑trapianto.

 

Danni all’apparato radicale durante tutta la stagione

L'attività dei nematodi stimola la pianta a generare cellule ipertrofiche, comunemente note come galle, con conseguente alterazione della vascolarizzazione e della funzionalità delle radici. Le piante, non essendo più in grado di assorbire quantità adeguate di acqua ed elementi nutritivi, risultano più suscettibili agli stress abiotici, con conseguente compromissione qualitativa e quantitativa della produzione, fino alla morte nei casi più gravi. In tutte le fasi, i nematodi galligeni interferiscono con il flusso di acqua e nutrienti verso la pianta e sono stati associati anche a una riduzione dei parametri fotosintetici e a un aumento degli indicatori di stress fisiologico.


Tipico esempio di elevato attacco di nematode galligeno su radice di pomodoro in serra.

 

Stress della coltura in post-trapianto

Nelle fasi immediatamente successive al trapianto, il pomodoro attraversa una fase particolarmente delicata, nella quale la rapida ripresa dell’attività radicale è determinante per l’attecchimento della coltura. Proprio nelle prime due settimane dopo il trapianto, infatti, il mantenimento di un’adeguata umidità del suolo è considerato essenziale per consentire alle radici di ristabilirsi correttamente. In questo contesto, la presenza di nematodi del genere Meloidogyne può accentuare lo stress della coltura, perché i giovani stadi infestanti penetrano nelle zone di accrescimento e di allungamento della radice, compromettendo fin dall’inizio la piena efficienza dell’apparato radicale in una fase in cui la pianta deve ristabilire rapidamente l’assorbimento idrico e minerale.

 

Gestione integrata dei nematodi del pomodoro

La gestione moderna dei nematodi richiede un approccio integrato che consideri il suolo come un ecosistema biologico attivo. La rizosfera ospita una comunità complessa di microrganismi che svolgono funzioni fondamentali per la sopravvivenza delle piante, favorendo una corretta nutrizione, uno sviluppo equilibrato, produzioni adeguate e una protezione naturale nei confronti dei fitoparassiti. La crescente consapevolezza del ruolo svolto da questi microrganismi riveste oggi un’importanza centrale nella definizione delle strategie di difesa integrata.

 

Equilibrio microbiologico del suolo, agrofarmaci selettivi e biostimolanti

Il rispetto del naturale equilibrio dell’ecosistema microbiologico del suolo può essere perseguito attraverso l’impiego, quando necessario, di agrofarmaci selettivi, in grado di contenere i nematodi limitando al contempo l’impatto sulla microfauna utile. È importante inoltre che tali soluzioni presentino un’elevata compatibilità con prodotti di origine naturale e biostimolanti, strumenti ormai consolidati nei moderni sistemi colturali ad elevato valore agronomico. Una soluzione estremamente valida, in tal senso, è il principio attivo Reklemel active, recentemente introdotto in molti paesi per la difesa delle colture in serra e in pieno campo.