Agronomia

Lo stress da trapianto del pomodoro da industria

Poco tempo per leggere l'articolo? Ascolta il podcast!

Hai domande su questo o altri argomenti di agronomia?
Contattaci cliccando qui: i 200 Tecnici del Servizio Agronomico Corteva sul territorio sono a tua disposizione!

- - -

Pochi giorni che condizionano l’intero ciclo colturale

Nel ciclo produttivo del pomodoro da industria, coltivato in pieno campo, il trapianto rappresenta uno dei momenti fisiologicamente più delicati. In questa fase la pianta viene improvvisamente trasferita da un ambiente protetto e altamente controllato, come quello del vivaio, a condizioni di pieno campo caratterizzate da una forte variabilità ambientale. Questo passaggio determina quello che viene definito stress da trapianto, una condizione complessa che non può essere considerata un semplice rallentamento temporaneo della crescita, ma una vera e propria fase di riorganizzazione fisiologica.

La letteratura scientifica sottolinea chiaramente che lo stress da trapianto non è un evento lieve, ma uno stato che può influenzare in modo duraturo la traiettoria di sviluppo della coltura, soprattutto quando il trapianto avviene in condizioni di temperatura lontani dall’optimum, come succede per i trapianti precoci, spesso alle prese con minime notturne basse, ma anche con quelli tardivi, dove le temperature elevate si associano spesso ad elevata evapotraspirazione in una fase in cui le radici non sono ancora abbastanza sviluppate.

 

Dall’ambiente protetto del vivaio alla realtà del campo

Le piantine di pomodoro allevate in vivaio crescono in condizioni ottimali: elevata umidità relativa, temperature stabili, assenza di vento e disponibilità idrica e nutrizionale costante. In questo contesto la pianta sviluppa tessuti teneri, un equilibrio idrico stabile e un apparato radicale adattato a un volume di substrato limitato, ma altamente efficiente.

Il trapianto in pieno campo interrompe bruscamente questo equilibrio, esponendo la pianta a nuovi fattori ambientali che possono innescare lo shock post-trapianto:

  • radiazione solare diretta
  • escursioni termiche giornaliere
  • venti anche moderati, un elemento spesso trascurato, che contribuisce allo stress iniziale aumentando la perdita d’acqua per traspirazione e amplificando lo stress.
  • suolo privo di un’immediata continuità idrica con l’apparato radicale.
  • danni meccanici inevitabilmente associati alla fase di trapianto. Lesioni ai peli radicali e agli apici e deformazioni del pane radicale riducono drasticamente la capacità di assorbimento idrico proprio nel momento in cui la traspirazione aumenta.

Sintomi osservabili dello stress da trapianto nel pomodoro

Dal punto di vista visivo e morfologico, lo stress da trapianto si manifesta attraverso una serie di sintomi ben riconoscibili.

  • Appassimento fogliare. È il sintomo più comune e immediato che può comparire anche poche ore dopo il trapianto, soprattutto nelle giornate calde e ventilate. Questo fenomeno è legato allo squilibrio temporaneo tra traspirazione e assorbimento idrico. In condizioni di stress più severo, l’appassimento può evolvere in necrosi o morte di singole foglie, in particolare quelle più vecchie.
  • Riduzione o blocco temporaneo dell’espansione fogliare. Le foglie giovani rimangono piccole, ispessite e talvolta leggermente arrotolate, segnale di blocco della crescita che la pianta adotta volontariamente per ridurre la superficie traspirante. In alcuni casi si osserva anche ingiallimento fogliare transitorio, legato a una temporanea alterazione dell’attività fotosintetica e del metabolismo dell’azoto.
  • Stasi vegetativa. Un sintomo dello stress da trapianto che si manifesta a livello dell’intera pianta, l’allungamento del fusto rallenta, l’emissione di nuovi nodi si interrompe per alcuni giorni e l’accrescimento complessivo appare bloccato. Questa fase, definita “periodo di recupero”, può durare da pochi giorni a oltre una settimana, a seconda dell’intensità dello stress e delle condizioni ambientali.

 

Cosa succede nella pianta: i meccanismi fisiologici dello stress da trapianto

Alla base dei sintomi visibili vi sono profonde modificazioni fisiologiche:

  • Aumento delle concentrazioni di acido abscissico (ABA). È una delle prime risposte della pianta allo stress da trapianto. L'ABA è un ormone chiave nella risposta agli stress idrici che induce la chiusura degli stomi, riducendo la perdita d’acqua, ma limitando allo stesso tempo l’ingresso di CO₂. Ne deriva una riduzione temporanea dell’efficienza fotosintetica.
  • Induzione dello stress ossidativo. Nelle piante trapiantate si osserva un aumento dei livelli di perossido di idrogeno (H₂O₂) e della perossidazione lipidica delle membrane, indicatori di danno ossidativo. Questo stress porta a una perdita di funzionalità delle membrane cellulari e, come risposta adattativa, a un ispessimento delle membrane. Sebbene questa risposta possa aumentare la resistenza meccanica delle cellule, essa è spesso associata a una minore efficienza fisiologica complessiva.
  • Stimolazione dello sviluppo radicale. Parallelamente, la pianta riorienta la distribuzione delle risorse: la crescita della parte aerea viene rallentata o sospesa, mentre l’energia disponibile viene destinata alla rigenerazione dell’apparato radicale. Questo spostamento delle priorità è un adattamento funzionale che consente alla pianta di ristabilire il più rapidamente possibile una capacità di esplorazione del suolo adeguata.

Conseguenze dello stress da trapianto su qualità e produzione nel pomodoro da industria

Nel pomodoro da industria, uno stress da trapianto prolungato o mal gestito può avere ripercussioni rilevanti sulla produzione. Il rallentamento iniziale della crescita vegetativa può tradursi in una minore uniformità della coltura, in un ritardo dell’allegagione e in una riduzione del numero finale di frutti.

Dal punto di vista qualitativo, lo stress precoce aumenta il rischio di disomogeneità di calibro, riduce il peso medio del frutto e può compromettere la regolarità di maturazione. In sistemi produttivi destinati alla trasformazione industriale, queste alterazioni incidono direttamente sulla qualità tecnologica della materia prima e sull’efficienza della raccolta.

 

Come ridurre lo stress da trapianto sul pomodoro

 

Scelta del materiale vivaistico

La prevenzione dello stress da trapianto inizia dalla scelta del materiale vivaistico. Piantine non troppo vecchie, prive di abbozzi fiorali – chiaro indice di stress già iniziato – con un apparato radicale ben sviluppato e foglie verdi e sane, ricche di carotenoidi, mostrano una maggiore capacità di adattamento al campo.

 

Irrigazione e gestione del suolo subito dopo il trapianto

Dopo il trapianto è essenziale ristabilire rapidamente la continuità idrica tra suolo e radici. Per questo servono irrigazione tempestiva, corretta adesione del terreno al pane radicale e gestione attenta dell’umidità nel primo periodo post-trapianto. Anche una preparazione del suolo omogenea e ben strutturata riduce il rischio di stress iniziale e favorisce la rapida emissione di nuove radici.

 

Stimolare la rapida ripresa dell’apparato radicale dopo il trapianto

L’impiego di biostimolanti può supportare i processi di rigenerazione radicale e aiutare la pianta a superare più rapidamente la fase di shock. Corteva Biologicals propone Utrisha® Rhizo e MycoUp® subito dopo il trapianto del pomodoro perché questa è la fase in cui la rapidità di radicazione determina il successo dell’impianto.

  • Utrisha® Rhizo, un complesso unico di lattobacilli selezionato, favorisce la pronta colonizzazione della rizosfera e favorisce la rapida emissione delle nuove radici.
  • MycoUp®, grazie alla simbiosi del fungo micorrizico arbuscolare Glomus iranicum var. tenuihypharum, amplia la superficie esplorata dall’apparato radicale, migliorando l’assorbimento di acqua e nutrienti e aumentando la resilienza della coltura. Questo si traduce in una maggiore tolleranza a stress abiotici come sbalzi termici e temporanei deficit idrici, riducendo la durata dello shock e sostenendo uno sviluppo più rapido e uniforme della coltura.

Gestire correttamente questa fase significa proteggere il potenziale produttivo del pomodoro fin dalle primissime fasi del ciclo, trasformando un momento critico in una fase di rapida ripartenza.

Oltre il clima: la componente biotica dello stress da trapianto

Se temperatura, luce e acqua sono i fattori abiotici che attivano lo shock, la fase post-trapianto ha anche una chiara componente biotica. Una pianta fisiologicamente squilibrata, con apparato radicale ancora in ricostruzione e tessuti sotto stress, può risultare più vulnerabile a patogeni e parassiti.

Per questo la difesa del pomodoro dopo il trapianto non dovrebbe essere affrontata come un tema separato dalla gestione dello stress, ma come parte della stessa strategia agronomica.

Tra le maggiori avversità biotiche da monitorare in pieno campo e per cui programmare interventi di controllo, ricordiamo:

  • Nematodi galligeni come quelli del genere Meloidogyne  
  • Elateridi e nottue terricole a causa degli ingenti danni trofici che possono causare su radici e colletto, determinando disformità nello sviluppo della coltura, fino a causare fallanze anche molto rilevanti sull’impianto  
  • Orobanche, specialmente in areali più soggetti alla presenza di questa infestante parassita, o in appezzamenti in cui siano note infestazioni pregresse
  • Patologie fungine come la peronospora o le batteriosi, che possono insediarsi sulla coltura approfittando dello stato di stress indotto dal trapianto. La strategia di controllo fungicida andrebbe pianificata già in questi stadi precoci della coltivazione.

Fonti

  • Wien, H. C., Stützel, H. (eds.). The Physiology of Vegetable Crops. 2ª edizione. Wallingford: CABI, 2020.
  • Qin, K., Leskovar, D. I. Humic Substances Improve Vegetable Seedling Quality and Post-Transplant Yield Performance under Stress Conditions. Agriculture, 2020.
  • Dong, C. et al. Biostimulants promote plant vigor of tomato and strawberry after transplanting. Scientia Horticulturae, 2020.
  • Cornell University – School of Integrative Plant Science, Avoid transplant shock.
  • Pardossi, Alberto, Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Pietro Santamaria, e Luca Incrocci, a cura di. Orticoltura. Principi e pratica. Bologna: Edagricole, 2018.