Diversi insetti terricoli sono in grado di danneggiare sensibilmente la produzione nel pomodoro. Tra questi, i più rilevanti appartengono al gruppo degli elateridi (Agriotes spp.) e delle nottue terricole (Agrotis spp.). Si tratta di fitofagi che agiscono a livello del suolo e che, soprattutto nelle prime fasi del ciclo, possono compromettere l’uniformità dell’impianto e la regolarità dello sviluppo vegetativo.
Le nottue terricole (Agrotis spp.) presentano un ciclo biologico generalmente annuale, con una o più generazioni in funzione della specie e delle condizioni climatiche, e svernano prevalentemente allo stadio larvale o di crisalide nel terreno. Le larve diventano attive in primavera e all’inizio dell’estate e svolgono l’attività trofica principalmente durante le ore notturne. In questa fase possono recidere le giovani piantine a livello del colletto o danneggiare il fusto basale, determinando fallanze anche rilevanti dell’impianto.
La presenza di residui colturali e di infestanti nei primi stadi di sviluppo del pomodoro favorisce la sopravvivenza e la diffusione delle popolazioni di nottue.

Gli elateridi sono caratterizzati da un ciclo biologico pluriennale, generalmente della durata di 3–5 anni, durante il quale le larve permangono nel suolo a profondità variabili, spostandosi verticalmente in funzione delle condizioni di umidità e temperatura. Nel corso della fase larvale si alimentano di semi, apparato radicale e colletto, causando danni progressivi che risultano particolarmente gravi nella fase di post-trapianto, cioè nelle settimane immediatamente successive alla messa a dimora, quando la pianta è ancora in fase di attecchimento e dispone di un apparato radicale limitato. In questo stadio anche lesioni relativamente contenute a radici, colletto e porzione ipogea del fusto possono tradursi in appassimenti, rallentamenti di crescita e fallanze.
In condizioni di elevata pressione, le larve possono occasionalmente determinare anche il perforamento delle manichette per l’irrigazione localizzata, con conseguenti perdite idriche e riduzione dell’efficienza dell’impianto irriguo.
Le infestazioni di elateridi sono generalmente persistenti e di difficile contenimento una volta instaurate, rendendo fondamentali le misure di prevenzione e il monitoraggio del suolo nella fase pre‑trapianto.

Il danno da elateridi non si esprime soltanto come erosione dell’apparato radicale, ma anche come perdita di continuità funzionale tra radici, colletto e giovane fusto. Per questo l’effetto più pesante si osserva spesso dopo il trapianto, quando la pianta deve superare lo stress di adattamento e riattivare rapidamente la crescita. In presenza di infestazioni consistenti, le larve possono compromettere in modo sensibile la densità finale dell’impianto e determinare aree con sviluppo irregolare. I sintomi più frequenti sono avvizzimento localizzato, crescita stentata, deperimento di singole piante e fallanze distribuite a chiazze.
Le infestazioni di elateridi sono generalmente persistenti e di difficile contenimento una volta instaurate, rendendo fondamentali le misure di prevenzione e il monitoraggio del suolo nella fase pre-impianto. Il rischio tende a essere maggiore nei terreni con precedenti favorevoli alla sopravvivenza delle larve, come quelli provenienti da prati, medicai, inerbimenti o successioni colturali che mantengono a lungo il suolo coperto.
Nel complesso, i danni causati da questi fitofagi compromettono l’uniformità dell’investimento colturale e la stabilità produttiva del pomodoro, rendendo necessaria l’adozione di un approccio integrato che combini pratiche agronomiche preventive, monitoraggio delle popolazioni e interventi mirati nelle fasi più precoci del ciclo colturale. Nel caso degli elateridi, la prevenzione assume un valore centrale perché, una volta che il danno si manifesta nel post-trapianto, il recupero dell’uniformità dell’impianto è spesso solo parziale.
La gestione dovrebbe quindi concentrarsi soprattutto sul pre-trapianto e sul post-trapianto immediato, attraverso una corretta valutazione del rischio del terreno, il contenimento delle infestanti e il controllo tempestivo delle prime fallanze. Anche perdite iniziali non elevate possono tradursi in disomogeneità di sviluppo, peggioramento della gestione colturale e riduzione della produttività.