Agronomia

Malattie fungine e batteriche del pomodoro da industria

Il pomodoro da industria è una coltura di grande rilevanza agronomica ed economica, ma allo stesso tempo risulta particolarmente esposta a numerose avversità di natura sia fisiologica sia parassitaria. Tra queste, un ruolo di primo piano è occupato dalle malattie di origine fungina e batterica, che rappresentano uno dei principali fattori limitanti per la produttività e la qualità del raccolto.

Le patologie di tipo fungino, come la peronospora (Phytophthora infestans), l’alternariosi e altre malattie fogliari e radicali, possono compromettere rapidamente l’apparato vegetativo della pianta, riducendo la capacità fotosintetica e portando anche a perdite produttive molto elevate. In condizioni ambientali favorevoli, caratterizzate da elevata umidità e temperature idonee, questi patogeni sono in grado di diffondersi rapidamente, dando luogo a vere e proprie epidemie difficili da contenere senza un’adeguata strategia di difesa.

Accanto alle malattie fungine, assumono crescente importanza le batteriosi, tra cui la macchiettatura batterica causata da Pseudomonas syringae e la maculatura batterica dovuta a Xanthomonas vesicatoria. Questi patogeni colpiscono soprattutto la parte aerea della pianta e i frutti, determinando alterazioni evidenti che ne compromettono il valore commerciale. A differenza delle malattie fungine, le batteriosi risultano particolarmente difficili da controllare, poiché le possibilità di intervento diretto sono limitate e la gestione si basa prevalentemente su misure preventive.

Sia le malattie fungine sia quelle batteriche trovano condizioni favorevoli in ambienti umidi, nella presenza di acqua libera sulla vegetazione e in pratiche agronomiche non ottimali. La trasmissione può avvenire attraverso residui colturali, terreno, acqua, strumenti agricoli e, in alcuni casi, anche tramite sementi infette, rappresentando una fonte costante di reinfezione.

Alla luce di queste considerazioni, risulta fondamentale adottare un approccio di difesa integrato, che comprenda corrette pratiche agronomiche, utilizzo di materiale di propagazione sano, rotazioni colturali e interventi fitosanitari mirati. Una conoscenza approfondita dei sintomi, del ciclo biologico e delle condizioni di sviluppo delle principali malattie è quindi essenziale per impostare strategie efficaci di prevenzione e contenimento.

 

Malattie fungine del pomodoro

La peronospora del pomodoro

Una delle principali minacce per la coltura

La peronospora del pomodoro, causata dall’oomicete Phytophthora infestans, rappresenta una delle malattie più gravi e diffuse a carico del pomodoro, sia in coltura protetta sia, soprattutto, in pieno campo. Questo patogeno è lo stesso responsabile della peronospora della patata e presenta una elevata capacità di adattamento, con popolazioni costituite da ceppi specializzati in grado di colonizzare specificamente i diversi ospiti appartenenti alla famiglia delle Solanacee.

 

Condizioni di sviluppo e ciclo della malattia

La peronospora si sviluppa in presenza di condizioni climatiche favorevoli, in particolare elevata umidità, presenza di acqua libera sulla vegetazione (pioggia, rugiada, nebbia) e temperature moderate, generalmente non troppo elevate. Queste condizioni favoriscono la germinazione delle spore e la rapida diffusione del patogeno, dando origine a infezioni secondarie che possono portare in breve tempo a vere e proprie epidemie.

Queste condizioni si verificano spesso sopratutto in primavera o a fine estate, rendendo particolarmente sensibili agli attacchi i trapianti o molto precoci o molto tardivi.

Il ciclo biologico è molto rapido: il microrganismo si diffonde attraverso sporangi che vengono trasportati dal vento e dall’acqua, colonizzando nuovi tessuti vegetali. In presenza di condizioni ottimali, il ciclo infettivo può completarsi in pochi giorni, rendendo la malattia particolarmente aggressiva.

 

Figura 1: ciclo della peronospora del pomodoro (Servizio Fitosanitario Regione Emilia-Romagna).

 

Sintomi e manifestazioni

I sintomi della peronospora possono interessare tutti gli organi della pianta: foglie, fusti e frutti. Sulle foglie si osservano inizialmente aree decolorate, più o meno ampie, localizzate spesso ai margini o nelle zone interne della lamina fogliare. Queste aree evolvono rapidamente in necrosi di colore bruno-scuro, mentre i tessuti perdono turgore, appassiscono e disseccano.

Un elemento distintivo è la presenza, in condizioni di elevata umidità, di una muffa biancastra sulla pagina inferiore delle foglie, corrispondente alle strutture di sporulazione del patogeno. Questa caratteristica è indicativa dell’elevata capacità di diffusione della malattia.

Sui fusti e sui piccioli si sviluppano lesioni allungate di colore scuro che, nei casi più gravi, possono compromettere la funzionalità dei tessuti conduttori. Tuttavia, i danni più gravi, anche in termini di impatto economico, si osservano sui frutti: inizialmente compaiono aree edematose e di colore più intenso, che successivamente si affossano, imbruniscono e assumono una consistenza cuoiosa. In condizioni di elevata umidità può comparire anche una leggera muffa biancastra sulla superficie colpita.

Quando l’infezione è particolarmente intensa, l’intera bacca può essere compromessa, risultando non commerciabile.

 

Danni e impatto produttivo

La peronospora è considerata una malattia altamente distruttiva. Nei casi più gravi può determinare il completo disseccamento della vegetazione e la perdita totale della produzione in tempi molto rapidi. Anche infezioni meno severe possono comunque ridurre significativamente la capacità fotosintetica della pianta e compromettere la qualità dei frutti, con conseguenti perdite economiche rilevanti per la filiera del pomodoro da industria.

 

Strategie di difesa

La gestione della peronospora si basa prevalentemente su interventi di tipo chimico, affiancati da pratiche agronomiche preventive. È fondamentale impostare una strategia di difesa razionale, basata sull’impiego di prodotti fungicidi di copertura e sistemici, applicati in maniera tempestiva in funzione delle condizioni climatiche e del rischio infettivo.

L’utilizzo di modelli previsionali e il monitoraggio delle condizioni meteo rappresentano strumenti fondamentali per ottimizzare i trattamenti e migliorare l’efficacia della difesa. Parallelamente, è importante adottare pratiche agronomiche che riducano l’umidità sulla vegetazione, come una corretta gestione dell’irrigazione e della densità di impianto.

 

 

 

Alternariosi e antracnosi del pomodoro

L’alternariosi e l’antracnosi rappresentano due importanti malattie fungine del pomodoro, diffuse sia in coltura protetta sia in pieno campo. L’alternariosi è causata principalmente da Alternaria solani, mentre l’antracnosi è dovuta a diverse specie del genere Colletotrichum. Sebbene generalmente meno esplosive della peronospora, queste patologie possono determinare danni significativi, soprattutto in presenza di condizioni ambientali favorevoli e nelle fasi avanzate del ciclo colturale.

 

Condizioni di sviluppo e ciclo della malattia

L’alternariosi si sviluppa preferenzialmente in condizioni di clima caldo e umido, con temperature comprese tra 24 e 30°C e presenza di bagnature fogliari frequenti. Il fungo sopravvive nei residui colturali infetti e nel suolo, da cui origina l’inoculo primario. La diffusione avviene tramite spore trasportate dal vento, dalla pioggia o dalle operazioni colturali. Le infezioni possono ripetersi più volte durante la stagione, dando origine a cicli secondari che favoriscono la diffusione della malattia.

L’antracnosi, invece, si sviluppa in condizioni di temperature elevate e alta umidità, tipiche del periodo estivo. Il patogeno può sopravvivere nel terreno e nei residui colturali e, analogamente all’alternaria, si diffonde attraverso schizzi d’acqua e strumenti contaminati. Una caratteristica peculiare è la capacità di rimanere latente nei frutti, manifestandosi spesso durante la fase di maturazione.

 

Sintomi e manifestazioni

L’alternariosi colpisce principalmente foglie, fusti e frutti. Sulle foglie si osservano macchie necrotiche concentriche, tipicamente a “bersaglio”, spesso circondate da un alone clorotico. Le foglie più vecchie sono le prime a essere attaccate e, nei casi più gravi, possono disseccare e cadere, causando una progressiva defogliazione della pianta.

Sui fusti si sviluppano lesioni allungate e scure, mentre sui frutti compaiono macchie brunastre, depresse e concentriche, localizzate spesso vicino al peduncolo.

L’antracnosi interessa soprattutto i frutti maturi. I sintomi tipici sono lesioni tondeggianti, infossate e di colore scuro, che tendono ad ampliarsi nel tempo. In condizioni di elevata umidità si possono osservare caratteristiche masse sporali di colore aranciato o rosato sulla superficie delle lesioni.

A differenza dell’alternariosi, i sintomi su foglie e fusti sono generalmente meno evidenti, mentre il danno principale riguarda i frutti, che diventano rapidamente non commerciabili.

 

Danni e impatto produttivo

Entrambe le malattie possono incidere negativamente sulla produttività e sulla qualità del raccolto, seppur con modalità diverse.

L’alternariosi provoca una significativa riduzione della superficie fotosintetica a causa della defogliazione, con conseguente rallentamento dello sviluppo della pianta e calo delle rese produttive. Nei casi più gravi, la perdita di vigoria può compromettere l’intero ciclo colturale.

L’antracnosi incide soprattutto sulla qualità dei frutti, determinando marciumi localizzati che rendono il prodotto inadatto alla trasformazione industriale. Poiché la malattia si manifesta spesso in fase di maturazione, può causare perdite importanti proprio nelle fasi finali della produzione.

 

Strategie di difesa

La gestione dell’alternariosi e dell’antracnosi si basa su un approccio integrato che combina pratiche agronomiche e interventi chimici.

Dal punto di vista preventivo è fondamentale:

  • adottare rotazioni colturali adeguate
  • eliminare o interrare i residui colturali infetti
  • evitare condizioni di stress per la pianta, come squilibri nutrizionali
  • ridurre la durata della bagnatura fogliare attraverso una corretta gestione dell’irrigazione

I trattamenti fungicidi hanno un ruolo importante, soprattutto se applicati in modo preventivo o ai primi sintomi, in relazione alle condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo dei patogeni.

Particolare attenzione deve essere posta alla fase di maturazione dei frutti, in cui il rischio di attacchi di antracnosi aumenta sensibilmente.

 

Le batteriosi del pomodoro

Macchiettatura e maculatura batterica

Tra le principali avversità del pomodoro da industria rivestono un ruolo importante le batteriosi, in particolare la macchiettatura batterica causata da Pseudomonas syringae pv. tomato e la maculatura batterica causata da Xanthomonas campestris pv. vesicatoria. Si tratta di patologie diffuse in molte aree di coltivazione e capaci di compromettere sia la resa sia la qualità del prodotto finale, soprattutto in condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo dei batteri.

 

Sintomi e riconoscimento

La macchiettatura batterica da Pseudomonas si manifesta inizialmente sulle foglie con piccole punteggiature idropiche (zone impregnate d’acqua) che evolvono rapidamente in necrosi scure. Queste lesioni possono essere circondate da un alone clorotico e, nei casi più gravi, confluire causando il disseccamento della lamina fogliare. Anche i fusti e i piccioli possono essere colpiti, con sintomi analoghi.

Sui frutti i sintomi sono particolarmente caratteristici: si osservano piccole pustole nerastre, leggermente rilevate e spesso circondate da un alone verde-scuro o più chiaro se il frutto è in fase avanzata di maturazione. Le lesioni rimangono generalmente superficiali, ma se numerose riducono significativamente l’aspetto commerciale.

La maculatura batterica da Xanthomonas presenta sintomi simili, ma con alcune differenze distintive. Le lesioni fogliari sono generalmente più grandi, con un aspetto angolare e necrotico, spesso delimitato dalle nervature. Anche in questo caso si può osservare un alone clorotico.

Sui frutti, le macchie risultano più evidenti e di dimensioni maggiori rispetto a quelle causate da Pseudomonas: si tratta di lesioni tondeggianti, infossate e suberificate, di colore bruno-nerastro, che possono evolvere in vere e proprie aree crostose. Nei casi più gravi, il tessuto sottostante può necrotizzare e deformare il frutto, compromettendone completamente la qualità.

 

Ciclo biologico ed epidemiologia

Entrambi i patogeni si conservano nei residui colturali, nel terreno e soprattutto nei semi infetti, rappresentando una fonte primaria di inoculo per le colture successive. La diffusione avviene principalmente tramite pioggia, vento, irrigazioni soprachioma e operazioni colturali che favoriscono il contatto tra piante.

Le infezioni avvengono attraverso stomi o ferite, spesso causate da agenti meccanici, insetti o eventi meteorici (grandine, piogge intense). Le condizioni ottimali per lo sviluppo sono rappresentate da elevata umidità e temperature moderate-alte: per Pseudomonas generalmente tra 13-25°C, mentre Xanthomonas predilige temperature leggermente più elevate, fino a 25-30°C.

In presenza di condizioni ambientali favorevoli, i cicli infettivi possono succedersi rapidamente, portando allo sviluppo di epidemie diffuse in campo.

 

Danni e implicazioni produttive

Le batteriosi del pomodoro incidono principalmente sulla qualità del prodotto, rendendo i frutti non idonei alla trasformazione industriale a causa delle lesioni superficiali e delle deformazioni. Tuttavia, in caso di attacchi intensi, possono verificarsi anche riduzioni significative della produzione, dovute alla compromissione dell’apparato fogliare e alla conseguente diminuzione dell’attività fotosintetica.

Inoltre, la presenza di sintomi sui frutti comporta difficoltà nella selezione e lavorazione industriale, con un impatto diretto sul valore economico della produzione.

 

Strategie di difesa

La gestione delle batteriosi è particolarmente complessa, poiché le possibilità di intervento curativo sono limitate. Per questo motivo, la difesa si basa principalmente su misure preventive:

  • utilizzo di materiale di propagazione sano
  • rotazioni colturali adeguate
  • eliminazione dei residui infetti
  • riduzione dell’umidità fogliare evitando irrigazioni soprachioma
  • evitare lavorazioni su vegetazione bagnata

I trattamenti a base di rame possono contribuire a contenere lo sviluppo dei batteri, soprattutto se effettuati preventivamente e in condizioni di alto rischio

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Conclusioni

Le principali malattie del pomodoro da industria, tra cui peronospora, alternariosi, antracnosi e batteriosi, rappresentano una criticità rilevante per la coltura, sia per l’impatto sulla resa sia per le conseguenze sulla qualità dei frutti. Se la peronospora si distingue per la sua elevata aggressività e rapidità di diffusione, alternariosi e antracnosi causano danni progressivi ma significativi, mentre le batteriosi risultano particolarmente insidiose per la difficoltà di controllo e l’effetto diretto sulla commerciabilità del prodotto.

Alla luce della complessità del quadro fitosanitario, emerge la necessità di una gestione complessiva e integrata delle malattie, che tenga conto contemporaneamente delle diverse patologie e delle condizioni che ne favoriscono lo sviluppo. Fattori quali elevata umidità, presenza di acqua libera sulla vegetazione e gestione agronomica non ottimale (in particolare irrigazione e densità di impianto) giocano infatti un ruolo determinante nell’insorgenza e nella diffusione degli agenti patogeni.

Un elemento fondamentale è rappresentato dal monitoraggio continuo del rischio fitosanitario, supportato dai bollettini tecnici territoriali regionali e dalle indicazioni di organismi tecnici, che permettono di individuare il momento più opportuno per gli interventi. In questo contesto, la tempestività dei trattamenti e il corretto intervallo tra le applicazioni risultano determinanti per garantire l’efficacia della difesa.

Di conseguenza, solo un approccio integrato, basato sulla prevenzione, sull’adozione di corrette pratiche agronomiche e su interventi fitosanitari mirati e tempestivi, consente di contenere efficacemente le principali malattie del pomodoro e di assicurare produzioni elevate, stabile nel tempo e di qualità idonea alla trasformazione industriale.