Durante la fioritura e l’allegagione il pomodoro da industria attraversa una delle fasi fisiologicamente più delicate dell’intero ciclo colturale. In questo momento la pianta concentra gran parte delle proprie risorse energetiche e metaboliche sulla formazione del polline, sulla fecondazione e sul passaggio stabile da fiore a frutto. Per questo motivo anche stress apparentemente moderati possono tradursi in perdite produttive importanti. Tra i fattori più critici rientrano gli insetti fitofagi, che non causano solo danni diretti ai tessuti ma alterano l’equilibrio fisiologico della pianta, sottraendo energia ai processi di allegagione e amplificando gli effetti di caldo e stress idrico.
Tra i fitofagi più dannosi in questa fase vi sono le nottue, in particolare Helicoverpa armigera. Le larve possono colpire fiori, boccioli e soprattutto giovani bacche, provocando aborti fiorali, cascola e allegagione irregolare. Il danno più evidente riguarda la perforazione dei frutti: le larve scavano gallerie nella polpa favorendo marciumi e infezioni secondarie che compromettono rapidamente la qualità della bacca. Le lesioni rappresentano inoltre una porta d’ingresso ideale per patogeni fungini, in particolare marciumi secondari e botrite (Botrytis cinerea), soprattutto in presenza di elevata umidità o rugiade persistenti. Nei campi infestati è frequente osservare frutti che virano precocemente al rosso rispetto alla normale maturazione fisiologica, sintomo tipico degli attacchi. Oltre alla perdita diretta di produzione, questi danni determinano forte disuniformità di maturazione e aumento degli scarti alla raccolta.
Ancora più complesso è il ruolo della Tuta absoluta, oggi considerata una delle principali emergenze del pomodoro da industria. Le larve scavano mine nelle foglie nutrendosi del mesofillo fogliare e riducendo l’efficienza fotosintetica proprio nel momento in cui la coltura ha il massimo fabbisogno energetico. La conseguenza non è solo il danno fogliare visibile, ma un progressivo squilibrio della pianta: diminuisce la disponibilità di assimilati necessari a sostenere fioritura, allegagione e accrescimento dei frutti. Nei campi colpiti si osservano spesso grappoli meno carichi, frutti di pezzatura irregolare e maturazione disomogenea.
Oltre al danno fisiologico, la Tuta absoluta provoca anche danni diretti alle bacche. Le larve penetrano all’interno dei frutti scavando gallerie superficiali o profonde che compromettono rapidamente la qualità commerciale del prodotto. Le perforazioni facilitano l’ingresso di marciumi e patogeni secondari, accelerando il degrado dei frutti e aumentando sensibilmente la quota di scarto. Nelle infestazioni più forti il danno può interessare contemporaneamente foglie, germogli e bacche, determinando un forte squilibrio vegeto-produttivo difficile da recuperare.
Negli ultimi anni la pressione della Tuta absoluta sta aumentando anche a causa dei cambiamenti climatici. L’incremento delle temperature medie e le stagioni più lunghe e calde stanno favorendo la diffusione dell’insetto sempre più a Nord, dove in passato la sua presenza era più contenuta. Inoltre il fitofago non è più limitato alle coltivazioni protette: le infestazioni in pieno campo stanno diventando sempre più frequenti e aggressive, rendendo la gestione più difficile soprattutto durante le fasi centrali dell’estate, quando caldo e stress idrico amplificano ulteriormente gli effetti del danno.
Più contenuto ma comunque importante il ruolo degli afidi, che in fioritura possono creare uno stato di stress cronico alla coltura. Oltre alla sottrazione di linfa, questi insetti favoriscono accartocciamenti fogliari, produzione di melata e soprattutto trasmissione di virosi, con ripercussioni sulla regolarità vegetativa e sulla qualità finale della produzione.
I tripidi meritano oggi un monitoraggio sempre più attento, soprattutto alla luce della recente introduzione di Thrips parvispinus, nuova specie di origine tropicale proveniente dal Sud-Est asiatico e segnalata per la prima volta in Italia tra il 2025 e il 2026 in Sicilia, inizialmente su colture floricole e successivamente anche su orticole in serra.
Questa specie è già considerata problematica in diversi Paesi mediterranei, in particolare in Spagna, dove ha causato danni importanti soprattutto su peperone. Thrips parvispinus è altamente polifago e può svilupparsi su numerose colture orticole e ornamentali, tra cui peperone, melanzana, cetriolo, zucchino, fagiolo e diverse specie floricole. I danni derivano dalle punture di alimentazione su foglie, fiori e giovani frutti, che possono provocare bronzature, necrosi, deformazioni, aborto fiorale e rallentamento vegetativo.
Pur essendo ancora in fase di osservazione in Italia, questo nuovo tripide potrebbe rappresentare in futuro una criticità anche per il pomodoro da industria, soprattutto in un contesto climatico caratterizzato da estati sempre più calde e asciutte. Le alte temperature favoriscono infatti cicli biologici più rapidi e un aumento del numero di generazioni annuali, incrementando la pressione dell’insetto sulle colture. Inoltre la forte mobilità della specie e la capacità di sviluppare rapidamente resistenze agli insetticidi rendono Thrips parvispinus un fitofago potenzialmente molto difficile da gestire nel medio-lungo periodo.
Per questo motivo la gestione dei fitofagi nel pomodoro da industria richiede oggi un approccio sempre più integrato. Il monitoraggio precoce delle infestazioni, l’utilizzo corretto dei mezzi tecnici, la rotazione dei meccanismi d’azione e la salvaguardia degli insetti utili sono elementi fondamentali per contenere la pressione dei parassiti. Diventa inoltre essenziale limitare gli stress abiotici e biotici e mantenere la pianta nelle migliori condizioni fisiologiche possibili, perché una coltura in equilibrio fisiologico riesce a sostenere meglio sia la fioritura sia le successive fasi di accrescimento e maturazione. Proteggere la fase di allegagione significa infatti difendere non solo la quantità di produzione, ma anche uniformità, qualità e valore finale del raccolto.