Un diserbante, o erbicida, è un prodotto fitosanitario impiegato per il controllo delle infestanti che competono con la coltura. La scelta dipende da tre fattori: la coltura su cui si interviene, la tipologia di malerbe presenti (infestanti graminacee o infestanti dicotiledoni) e l'epoca di intervento.
Il diserbo pre emergenzaagisce prevalentemente durante la germinazione delle infestanti e limita la competizione fin dalle prime fasi, quando la coltura è meno competitiva e più esposta a perdite di risorse. Differente il post-emergenza, che interviene su infestanti già emerse; l'efficacia è generalmente maggiore su piante giovani e in attiva crescita.
A rendere più complessa la scelta delle strategie di diserbo, è la crescente diffusione di popolazioni di infestanti resistenti agli erbicidi. La resistenza è la capacità ereditaria di alcuni individui di sopravvivere e riprodursi dopo l’applicazione di un erbicida impiegato a una dose normalmente efficace sulla popolazione sensibile. L’uso ripetuto di erbicidi con lo stesso meccanismo d’azione esercita una pressione di selezione che favorisce l’aumento della frequenza degli individui resistenti.
La presenza di popolazioni resistenti, richiede programmi basati sull'alternanza di meccanismi d'azione differenti, sul corretto posizionamento degli interventi e sull’integrazione con pratiche agronomiche. L'obiettivo è ottenere un controllo efficace e ridurre la pressione di selezione esercitata dagli erbicidi.
L'efficacia di un diserbo dipende dalla sensibilità delle specie presenti, dal loro stadio di sviluppo, dalle condizioni ambientali e dalla corretta applicazione del prodotto.
Ogni erbicida interferisce con uno specifico processo biologico della pianta infestante, definito meccanismo d'azione. I gruppi HRAC e WSSA consentono di classificare i principi attivi secondo il bersaglio biochimico e sono uno strumento essenziale per pianificare l'alternanza dei meccanismi d'azione e gestire il rischio di resistenze.
La scelta non può basarsi su un solo parametro. Occorre considerare: coltura e relativo stadio, specie infestanti e loro sviluppo, epoca di intervento, meccanismo d'azione dell’erbicida e storico dell'appezzamento.
Contano anche aspetti operativi come la miscibilità con altri erbicidi, l'eventuale necessità di un bagnante e le possibili restrizioni sulle colture in rotazione. La valutazione congiunta di questi elementi consente di impostare un programma, non soltanto un singolo trattamento.
Ai fini del diserbo, una prima distinzione operativa è quella tra infestanti graminacee e infestanti dicotiledoni, comunemente indicate rispettivamente come infestanti a foglia stretta e a foglia larga. Il riconoscimento della specie e del relativo stadio di sviluppo è essenziale per individuare lo spettro d’azione necessario.
Le infestanti graminacee appartengono alla famiglia delle Poaceae, compresa nel gruppo delle monocotiledoni, e presentano generalmente foglie strette con nervature parallele.
Tra le più diffuse e problematiche ci sono il loietto (Lolium spp.), l'avena, il bromo e la coda di topo nei cereali a paglia, il giavone e la sorghetta nelle colture estive come mais e pomodoro. Per questo gruppo esistono anche erbicidi specifici, i cosiddetti graminicidi.
Le infestanti dicotiledoni sono le specie a foglia larga. Nei cereali autunno-vernini spiccano papavero (Papaver rhoeas), senape, viola e veronica; nelle colture estive sono frequenti Abutilon, Amaranthus e Solanum.
Nella pratica le due tipologie convivono quasi sempre nello stesso appezzamento. Per questo hanno un ruolo centrale le soluzioni ad ampio spettro (o cross spectrum), capaci di controllare in un unico intervento graminacee e foglie larghe, e le miscele tra prodotti complementari.
Un erbicida selettivo controlla le malerbe senza danneggiare la coltura su cui è registrato. È lo strumento di riferimento per il diserbo in presenza della coltura, sia in pre-emergenza sia in post-emergenza, e rappresenta il cuore della gamma erbicidi di Corteva Agriscience.
La selettività può essere rafforzata in diversi modi. Alcuni formulati contengono un antidoto agronomico, che assicura un'ottimale sicurezza per la coltura anche in condizioni di applicazione non ideali. In altri casi la selettività deriva dalla genetica: su girasole, ad esempio, esistono varietà tolleranti ad uno specifico erbicida solfonilureico, che consentono di controllare numerose infestanti senza danneggiare la coltura.
Un erbicida non selettivo agisce invece su tutta la vegetazione con cui viene a contatto, e trova quindi impiego dove la coltura non è presente o non può essere raggiunta dal trattamento. Anche questi prodotti non sono immuni dal problema delle resistenze: nel loietto, ad esempio, sono state individuate popolazioni resistenti al glifosate.
L'epoca di intervento è la variabile che più distingue le strategie di diserbo. Pre-emergenza e post-emergenza non sono alternative rigide: spesso funzionano meglio se combinate all'interno dello stesso programma.
Il diserbo di pre-emergenza viene eseguito prima dell’emergenza delle infestanti e agisce prevalentemente durante la germinazione e le prime fasi di sviluppo. Il suo vantaggio principale è ridurre la competizione proprio nelle prime fasi di sviluppo della coltura, le più delicate dell'intero ciclo.
Le formulazioni più evolute, come quelle microincapsulate, rilasciano i principi attivi in modo graduale e uniforme, prolungando il controllo. Inoltre il pre-emergenza consente di impiegare meccanismi d'azione diversi da quelli abitualmente usati in post-emergenza, con un beneficio diretto nella strategia anti-resistenza.
Il diserbo post emergenza interviene su infestanti già nate e permette di calibrare la scelta sulla flora effettivamente presente in campo. I risultati migliori si ottengono su infestanti giovani e in attiva crescita, rispettando la finestra di impiego indicata in etichetta in base allo stadio della coltura.
Tra le due epoche si colloca il post-emergenza precoce, che interviene quando coltura e infestanti sono ai primi stadi. Nei cereali a paglia, ad esempio, contro il loietto si consiglia di non andare oltre le 2-3 foglie vere del frumento. Alcuni erbicidi sono registrati sia in pre sia in post-emergenza: è il caso di prodotti per il mais che offrono flessibilità nella programmazione degli interventi.
L’impiego ripetuto di erbicidi con lo stesso meccanismo d’azione favorisce la selezione degli individui resistenti già presenti nella popolazione. Questi individui sopravvivono al trattamento, si riproducono e aumentano progressivamente la propria frequenza, fino a compromettere l’efficacia della strategia di controllo.
Il caso più emblematico è quello del loietto (Lolium multiflorum e Lolium rigidum), l'infestante che a livello mondiale ha sviluppato più facilmente popolazioni resistenti, con quasi 4 milioni di ettari interessati. Spesso le sue popolazioni sono resistenti a erbicidi con meccanismi d'azione diversi, sia ALS sia ACCasi, e sono note anche popolazioni resistenti al glifosate (EPSPS). Il loietto cresce rapidamente, produce molti semi con dormienza ridotta e può raggiungere densità superiori a 100 piante per metro quadro, con perdite produttive nei cereali che possono superare il 50%.
Il fenomeno non riguarda solo le graminacee. Nei cereali, le resistenze di papavero e senape compromettono l'efficacia dei prodotti convenzionali, mentre in risaia la presenza di riso crodo e infestanti resistenti orienta le stesse scelte varietali e di semina. Le infestanti resistenti sono quindi una sfida trasversale, che richiede un approccio strutturato e non più il singolo trattamento.
La gestione delle resistenze agli erbicidi ha due obiettivi: controllare le popolazioni già resistenti e ritardare la comparsa di nuove. Il principio cardine è chiaro: per evitare o ritardare la comparsa di malerbe resistenti, occorre alternare prodotti con meccanismo d'azione differente.
In concreto, una strategia anti-resistenza si fonda su alcune leve:
Nessuna di queste leve è risolutiva da sola. È la loro combinazione, pianificata sull'intero ciclo colturale, a mantenere nel tempo l'efficacia degli erbicidi disponibili.
Un programma di diserbo è la sequenza di interventi pianificata sull'intero ciclo della coltura, anziché un singolo trattamento. Integra epoca, meccanismi d'azione e pratiche agronomiche per ottenere un controllo delle infestanti duraturo e preservare l'efficacia dei prodotti nel tempo.
Cereali a paglia e loietto resistente. Negli areali con elevate densità di loietto e popolazioni resistenti, la strategia consigliata è un doppio intervento erbicida. Il primo si esegue in autunno-inverno, in pre-emergenza o, meglio, in post-emergenza precoce (2-3 foglie vere); il secondo a fine inverno-inizio primavera, a dose piena e con l'aggiunta di un bagnante specifico. Questo approccio consente di controllare l'infestante lungo tutto il ciclo colturale, con ottimi risultati produttivi. Approfondimenti, soluzioni e l'avversità del mese sono disponibili nella sezione dedicata alla cerealicoltura e al programma Cerealiamo.
Mais. Il diserbo può combinare un intervento in pre-emergenza con un post-emergenza mirato sulla flora presente. In caso di forte presenza di solanacee o Abutilon, i prodotti di post-emergenza possono essere associati a formulati a base di mesotrione, ai dosaggi autorizzati.
Riso. In risaia il programma integra genetica e diserbo: varietà resistenti agli erbicidi imidazolinonici per la lotta al riso crodo, oppure varietà adatte alla semina posticipata dopo falsa semina, con eliminazione preliminare di crodo e infestanti resistenti. È l'approccio alla base del programma Crescere per la risicoltura.
Corteva Agriscience mette a disposizione una vasta gamma di erbicidi selettivi, per infestanti a foglia stretta e a foglia larga, studiati per le esigenze delle diverse colture. La tabella riassume alcune soluzioni rappresentative per coltura, epoca di intervento e meccanismo d'azione; la gamma completa è consultabile nella pagina dedicata agli erbicidi Corteva.
Erbicida | Colture principali | Epoca di intervento | Infestanti controllate | Gruppo HRAC |
Frumento tenero e duro, segale, farro, triticale | Post-emergenza, dalle due foglie vere al secondo nodo | Graminacee (avena, loietto, bromo, coda di topo) e foglie larghe, compreso papavero resistente | B, O | |
Frumento, orzo, segale, triticale | Post-emergenza precoce | Graminacee e dicotiledoni, tra cui loietto, papavero, viola e veronica | O, F1, K3/N | |
Mais da granella e da foraggio | Post-emergenza, dalle 2 alle 9 foglie vere | Graminacee e foglie larghe (cross spectrum) | B, O | |
Frumento duro e tenero, triticale | Indicata in etichetta | Graminacee (avena, coda di topo, fienarola annuale, forasacco, loietto, scagliola) e alcune dicotiledoni | B | |
Mais e mais dolce; sorgo | Pre e post-emergenza su mais; post-emergenza su sorgo | Numerose dicotiledoni e alcune graminacee | F2 | |
Pomodoro, patata, mais | Post-emergenza, non residuale | Abutilon, Amaranthus spp., giavone, sorghetta | B | |
Soia; registrato anche su legumi, mais, carota, patata, riso | Pre-emergenza | Infestanti in fase di germinazione | F4, K1 |
Alcune di queste soluzioni nascono proprio per i contesti più difficili. Zypar Trio unisce Arylex™ active, florasulam e pyroxsulam ed è efficace anche dove le resistenze di senape e papavero compromettono i prodotti convenzionali. Eledura, grazie ad Arylex active, controlla anche specie ed ecotipi che hanno sviluppato resistenza ad altri erbicidi.
Per ogni prodotto, dosi, colture registrate e modalità d'impiego sono quelle riportate nell'etichetta ministeriale. Utilizzare i prodotti fitosanitari in modo sicuro e responsabile e leggere sempre attentamente l'etichetta prima dell'applicazione.